martedì 26 novembre 2013

Freedom is a state of mind.

Smettere di fumare sarebbe come decidere di prendersi la responsabilità di vivere in modo corretto.
Ecco perché continuiamo a fumare.
Non sappiamo prenderci la responsabilità di voler vivere in modo giusto, nei nostri confronti. E' preferibile smettere di sognare, di lottare, piuttosto che farlo davvero. Crediamo che tutto un giorno si sistemerà, aspettiamo e attendiamo che le cose vadano per il meglio da sole.
Come anche lasciamo fare a chi vogliamo quello che vogliono di noi.
Ha del'inquietante il modo in cui la mente sia ricca di capacità, ma poi anche così capace di essere modificabile da eventi esterni.
Quanto davvero ci condiziona l'esterno nel nostro modo di vivere la realtà?
Quanto la plasticità sinaptica, o volgarmente l'esperienza, influisce sulle nostre scelte o addirittura sui nostri modi di sentire?
Siamo solo cellule? Che poi, la domanda vera è, perché dovrebbe essere sbagliato definirsi "solo cellule"?
Ma sapete cos'è una cellula? Un microcosmo di perfezione, un piccolo mondo infinitesimale, che riesce a regolare la sua omeostasi e valutare anche quando deve smettere.
Perché questo dovrebbe essere sinonimo di riduzione? Si forse noi abbiamo capacità di scelta e coscienza, ma quante volte questo diventa motivo di abbattimento e decadenza personale piuttosto che di spinta a migliorare?
A volte mi sembra di fermarmi e vedere che il mondo è semplice, lineare, come un'equazione, a tutto c'è una causa e un effetto; poi all'improvviso un turbine di emozioni sconvolge tutta la perfezione, come il vento all'improvviso alza una maceria di foglie secche e le fa volare lontano.
Desideriamo sapere tutto, controllare tutto, desideriamo ardentemente che ogni cosa faccia il suo corso come noi ce la siamo prefissata, come l'abbiamo immaginata, siamo abituati che controllando raggiungeremo la perfezione delle cose, forse perché noi stessi siamo ordinati dal di dentro, ogni cosa dentro di noi ha la sua funzione, il suo posto, e niente deve uscir fuori, altrimenti cominciano i danni.
E noi vogliamo che la nostra vita sia il riflesso di quello che ci succede dal di dentro.
Vogliamo l'ordine prestabilito, il controllo maniacale.
Qualcuno c'ha cresciuto dicendoci addirittura cosa era giusto provare e cosa no, cosa reprimere e cosa lasciar andare e noi non possiamo fingere che nessuno ce lo abbia detto, come non possiamo ribellarci del tutto, come non possiamo nemmeno far finta di non poter provare altro al di fuori di quello che ci è stato impartito.

Allora forse la vera libertà di espressione, libertà d'essere, sta proprio in questo cavillo, in questo punto di non ritorno della conoscenza del mondo e di noi stessi.
Forse sapremo tutto quando capiremo di non sapere nulla.
Forse riusciremo ad essere liberi quando accetteremo di essere invece schiavi.
Noi siamo schiavi di un contesto, di una società, di un mondo, di una sensazione e sopratutto delle persone.
Forse accettare questo e smetterla di urlare e di credere nel contrario, ci renderà veramente liberi.

Non so se questa è la risposta.
Non so cosa sia giusto pensare, o se sia giusto pensare di pensare qualcosa di giusto.
Io so che certe volte noi siamo quello che ci circonda, siamo frutto di tutto quello che ci circonda e forse a volte fermarsi ed accettarlo sarebbe più semplice che far finta di niente e soffrire.

1 commento: