http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/10/22/roma-in-piazza-protesta-dei-malati-di-sla-passeremo-notte-sotto-ministero/250280/
Perché non bisogna mai dimenticarsi che è l'amore che salva le persone.
martedì 22 ottobre 2013
Blaterare
Parliamo spesso di sentimenti.
Parliamo d'amore, amicizia, conoscenza, odio, rabbia, schifo.
Noi parliamo veramente una cifra, ma cosa stiamo dicendo esattamente? Cos'è davvero che ci esce dalla bocca? Un insieme di parole senza senso, oppure qualcosa di costruttivo, qualcosa che possa arrecare danno o gioia, emozioni positive o negative?
Ci fermiamo mai a dare un peso a quell'insieme di lettere che compongono parole? Parole che hanno un peso, eccome se lo hanno, ma ci stiamo davvero così attenti?
Credo che un grande problema della nostra generazione, è aver perso la capacità di dare questo peso.
Tendiamo a
E allora eccoli lì pronte ad esplodere, le emozioni, le sensazioni, esplodono come un BigBang dei poveri, poveri esseri umani che però non creano materia da quello che dicono, ma sperperano, la maggior parte del tempo, solo odio e incomprensioni.
"Esprimere con la voce il pensiero".
Esattamente, senza filtro diamo voce alla nostra interiorità, la mettiamo a nudo, la facciamo prostituire con chiunque ci stia in torno, una puttana che finisce poi sulla bocca di tutti. I nostri problemi, i nostri più tangibili pensieri escono fuori che è una bellezza, speriamo veramente che così saremo capace di mettere ordine nel caos interiore che ci perseguita ogni volta che ci fermiamo un attimo a riflettere.
Ora, il problema dove risiede esattamente? Che non ragioniamo. Noi "diamo voce al pensiero".
Non è strano che il pensiero, atto dell'anima, venga poi così prostituito nei confronti di chiunque?
Vendiamo la nostra anima al miglior offerente (o al primo che capita) e poi ci lamentiamo se viene sgualcita, presa in giro e derubata della sua essenza.
E poi invece, altro lato della medaglia, ci sono coloro che custodiscono gelosamente tutti i pensieri, i chiusi di mente, coloro mai disposti al confronto, coloro da cui non sentirai mai un commento, un racconto, che hanno paura che venga aperta una breccia nel loro essere, che vada a rovinarsi la gabbia che con tanta fatica si sono chiusi attorno al loro mondo, gabbia purtroppo fittizia e solo causa di ulteriore dolore.
A mio parere l'uomo necessita di dialogare, altrimenti non avremmo sviluppato la capacità del linguaggio, arte talmente antica da essersi raffinata nei secoli, e aver dato vita ad un insieme di suoni che possiamo capire tra di no. Questo ce lo dimostra benissimo anche la nostra evoluzione cerebrale, rispetto per esempio anche agli animali, che non hanno le nostre capacità anatomiche di comprensione e produzione di linguaggio.
Allora per quale motivo, non usiamo appunto "il cervello" per pensare? O ne usiamo troppo poco, o ci mettiamo di mezzo il cuore?
Abbiamo perso la capacità di fidarci, di noi stessi e degli altri, viviamo in un mondo che ci dice che la comunicazione è la base di qualsiasi relazione (quanti social network sono nati negli ultimi anni solo per permettere la comunicazione tra persone a km di distanza?) eppure siamo incapaci di comunicare davvero.
La paura di dire troppo, o di dire troppo poco, o di non saper esprimere quelle che sono le nostre emozioni/pensieri o ci fa chiudere o ci fa parlare in modo insensato. Bisognerebbe fermarsi, riflettere e poi aprire la bocca. Riflettere per dare senso al groviglio che abbiamo dentro, e tirarlo fuori non per dargli un senso, ma esprimere cose sensate.
Ma forse si chiede troppo.
Nel mondo digitale, nel mondo del tutto e subito, del "cazzo ha visualizzato e non mi risponde", non sappiamo più ponderare sulle cose, non conosciamo la bellezza dell'attesa e dell'incapacità di poter prevedere ogni cosa, ci siamo scordati le emozioni che scaturiscono dalle parole dette con criterio e amore.
La mia, non vuole essere una cinica analisi di una realtà che credo stia andando a puttane, ma uno spunto di riflessione sul peso che noi, nel nostro piccolo, diamo alle miriadi di lettere che ogni giorno mettiamo insieme, affinché si possa davvero fare una rivoluzione verbale, e ci si possa riappropriare del pensiero e della grande facoltà di esprimerlo.
"Questo è sempre stato un modo
Per fermare il tempo
E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette
senza umiltà
senza cuore, così
solo per far rumore"
Elisa - Qualcosa che non c'è
http://www.youtube.com/watch?v=85a_g-UW3eA
lunedì 21 ottobre 2013
Ti svegli un giorno e ti rendi conto di cosa sia cambiato.
Ti svegli e hai 20anni. E questi vent’ anni ti dimostrano la bellezza della realta’, la profondita’ della verita’.
E ti chiedi quanto tempo hai passato a credere che il mondo fosse piu’ brutto di quello che in realta’ e’.
E ti guardi intorno stupendoti come un bambino della semplicita’.
Il corpo e’ fatto di minuscole parti che insieme creano la materia. Ma tu lo sai davvero cos’e’ questa materia?
Lo sai quanto ogni giorno cambi, si trasformi, si adatti, a quelle che tu chiami esigenze, situazioni.
Non e’ bellissimo che il cuore batta? Che la pancia tremi? Ti sale un brivido guardando una persona, un paesaggio, e cazzo ti rendi conto all’improvviso di voler respirare davvero. Di avere bisogno di muoverti, di respirare, di sognare.
Ti svegli ogni giorno, ma ti sei mai fermato a pensare cosa comporta?
Comporta che non e’ detto che succeda.
E che quindi e’ meravigliosamente bello scoprire di avere un altro giorno davanti. Di avere una mente ed un corpo che ti permettano di provare sensazioni ed emozioni.
E davvero, ti rendi conto all’improvviso di quanto tu sia vivo.
Vivo.
Vita che ogni giorno il cuore ti pompa in corpo. Senza mai fermarsi.
Pronto ad affrontare.
Sei biologicamente pronto ad affrontare la vita.
Allora vivitela.
Ti svegli e hai 20anni. E questi vent’ anni ti dimostrano la bellezza della realta’, la profondita’ della verita’.
E ti chiedi quanto tempo hai passato a credere che il mondo fosse piu’ brutto di quello che in realta’ e’.
E ti guardi intorno stupendoti come un bambino della semplicita’.
Il corpo e’ fatto di minuscole parti che insieme creano la materia. Ma tu lo sai davvero cos’e’ questa materia?
Lo sai quanto ogni giorno cambi, si trasformi, si adatti, a quelle che tu chiami esigenze, situazioni.
Non e’ bellissimo che il cuore batta? Che la pancia tremi? Ti sale un brivido guardando una persona, un paesaggio, e cazzo ti rendi conto all’improvviso di voler respirare davvero. Di avere bisogno di muoverti, di respirare, di sognare.
Ti svegli ogni giorno, ma ti sei mai fermato a pensare cosa comporta?
Comporta che non e’ detto che succeda.
E che quindi e’ meravigliosamente bello scoprire di avere un altro giorno davanti. Di avere una mente ed un corpo che ti permettano di provare sensazioni ed emozioni.
E davvero, ti rendi conto all’improvviso di quanto tu sia vivo.
Vivo.
Vita che ogni giorno il cuore ti pompa in corpo. Senza mai fermarsi.
Pronto ad affrontare.
Sei biologicamente pronto ad affrontare la vita.
Allora vivitela.
Dicono che quando finisca una storia, si apra un mondo fatto di nuove esperienze e cose da scoprire.
Per ora quello che mi resta di un'estate passata all'insegna del divertimento, è un logoro raffreddore senza senso, che mi tiene costretta a letto, e che mi ha fatto venire voglia di aprire un blog.
Cosa ho imparato dalla mia relazione finita: ancora non lo so con esattezza. Credo che la gente che ti dice frasi del tipo "impara a star solo", "prenditi del tempo per te", "goditi la vita" (ma perché prima non me la stavo godendo?) non abbia nient'altro da fare che scivolare in luoghi comuni senza senso, giusto per poter dire qualcosa che abbia almeno un senso in italiano.
Non che sia ingiusto come concetto; è vero quando siamo in una relazione, tendiamo a perdere di vista quelle che sono le nostre personali priorità, per adattarle a quelle che sono le priorità della coppia in se, ci chiudiamo nel mondo del "noi" e perdiamo di vista la nostra individualità.
Bene se siamo persone in grado di gestire questo, la nostra relazione andrà avanti ad oltranza, altrimenti andrà a puttane. Perché ci sveglieremo un giorno e ci renderemo conto che abbiamo abbandonato lo sport per le cene con l'uomo, siamo ingrassati, e ci fa schifo il mondo, perché in realtà vorremmo andare a ballare tutte le sere senza dover prima rendere conto a qualcuno.
Il vero problema non è la relazione, ma l'individualità perduta. Non è l'altra persona, ma quello che noi abbiamo a tutti i costi voluto abbandonare di noi stessi per l'altro, non capendo che invece sarebbe stato meglio condividerlo.
E oggi sono qui, dopo un anno di depressione, a ricordarmi che oggi ce la faccio a star male e non appoggiarmi a nessuno, mi guardo la pelle bianca cadaverica e il naso rosso e mi rendo conto che non ho avuto bisogno di milioni di sigarette per poter sopportare la solitudine del giorno di malattia.
E sono fiera di me. Fiera del nuovo modo di affrontare la mia solitudine, ossia aprendo un blog, leggendo un libro, informandomi di quello che avviene nel mondo.
E anche ricominciando a farmi la ceretta. Che ogni tanto ci serve a noi donne, per farci sentire meglio con noi stesse.
E invito tutti i single che leggeranno a non smettere mai di credere nell'amore, nonostante tutto, qualcuno pronto ad amare e sopratutto, a voler ricevere amore (raro avvenimento ai giorni nostri, dove le persone sono affamate di surrogati d'amore) ci sta, che sia la persona con cui dovrai condividere il tetto, o la persona che ti affianca al lavoro, che sia un'idea o un'ideale, l'amore sconfigge qualsiasi male, perché è il suo esatto contrario, e gli opposti si annullano, il quello che è il nulla, ossia l'ordine perfetto.
Per ora quello che mi resta di un'estate passata all'insegna del divertimento, è un logoro raffreddore senza senso, che mi tiene costretta a letto, e che mi ha fatto venire voglia di aprire un blog.
Cosa ho imparato dalla mia relazione finita: ancora non lo so con esattezza. Credo che la gente che ti dice frasi del tipo "impara a star solo", "prenditi del tempo per te", "goditi la vita" (ma perché prima non me la stavo godendo?) non abbia nient'altro da fare che scivolare in luoghi comuni senza senso, giusto per poter dire qualcosa che abbia almeno un senso in italiano.
Non che sia ingiusto come concetto; è vero quando siamo in una relazione, tendiamo a perdere di vista quelle che sono le nostre personali priorità, per adattarle a quelle che sono le priorità della coppia in se, ci chiudiamo nel mondo del "noi" e perdiamo di vista la nostra individualità.
Bene se siamo persone in grado di gestire questo, la nostra relazione andrà avanti ad oltranza, altrimenti andrà a puttane. Perché ci sveglieremo un giorno e ci renderemo conto che abbiamo abbandonato lo sport per le cene con l'uomo, siamo ingrassati, e ci fa schifo il mondo, perché in realtà vorremmo andare a ballare tutte le sere senza dover prima rendere conto a qualcuno.
Il vero problema non è la relazione, ma l'individualità perduta. Non è l'altra persona, ma quello che noi abbiamo a tutti i costi voluto abbandonare di noi stessi per l'altro, non capendo che invece sarebbe stato meglio condividerlo.
E oggi sono qui, dopo un anno di depressione, a ricordarmi che oggi ce la faccio a star male e non appoggiarmi a nessuno, mi guardo la pelle bianca cadaverica e il naso rosso e mi rendo conto che non ho avuto bisogno di milioni di sigarette per poter sopportare la solitudine del giorno di malattia.
E sono fiera di me. Fiera del nuovo modo di affrontare la mia solitudine, ossia aprendo un blog, leggendo un libro, informandomi di quello che avviene nel mondo.
E anche ricominciando a farmi la ceretta. Che ogni tanto ci serve a noi donne, per farci sentire meglio con noi stesse.
E invito tutti i single che leggeranno a non smettere mai di credere nell'amore, nonostante tutto, qualcuno pronto ad amare e sopratutto, a voler ricevere amore (raro avvenimento ai giorni nostri, dove le persone sono affamate di surrogati d'amore) ci sta, che sia la persona con cui dovrai condividere il tetto, o la persona che ti affianca al lavoro, che sia un'idea o un'ideale, l'amore sconfigge qualsiasi male, perché è il suo esatto contrario, e gli opposti si annullano, il quello che è il nulla, ossia l'ordine perfetto.
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